La
preparazione del caffé per alcuni è un
rito.
Ognuno la prepara secondo il suo gusto: lungo, all'americana,
ristretto alla napoletana, con la moka o in versione espresso,
con il filtro o bollito.
Nel tempo usi e modi si sono differenziati ed evoluti, secondo
il consumo e la tradizione di ciascun luogo, e oggi visto
che la diffusione di questa bevanda è pressoché mondiale,
infiniti sono i modi di prepararla e servirla.
Ma gli italiani (per non parlare dei napoletani) si ritengono
maestri nell'arte del caffé e lo consumano in molte
varianti: macchiato, corretto , ristretto, lungo, in tazza
grande o piccola, nel bicchiere...
Altrove il caffé è soggetto a minori variazioni.
Non mancano, naturalmente, in tutti i tratti di cucina (napoletani
e non) le varie ricette al caffé (che si tratti di
cucina casereccia, o seguendo le storiche indicazioni del
duca di Buonvicino): gelati, torte, granite, creme liquori
ed altro.
Quanto all'etichetta Matilde Serao avverte : " Il
caffé, nei grandi pranzi, non si serve mai a tavola:
neppure nei pranzi di mezza cerimonia.
In salotto, coi liquori,
cognac vecchissimo, kummel fine, chartreuse autentica o qualche
altro straordinario liquore".
Celebrato
da cantanti, attori, e commediografi non possiamo fare a
meno di ricordare il grande Eduardo e
la sua disquisizione
sul caffé in “Questi fantasmi” o anche le
citazioni canore di vecchie canzoni napoletane come " tazza é café '" scritta
da Giuseppe Capaldo e musicata da Vittorio Fassone, orecchiabile
motivetto in cui la donna viene paragonata ad una tazza di
caffé che nasconde nelle profondità della tazzina
il dolce dello zucchero, e ancora più recente come Pino
Daniele con la sua celeberrima "Nà Tazzulella è café'".
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